https://doi.org/10.36253/sisca-17308
L’inventario dei quadri Barberini del 1812: un puzzle archivistico*
The Barberini Inventory of 1812: an Archival Puzzle
Membro S.I.S.C.A. ETS, Italia
Email: enzo.borsellino@uniroma3.it
Abstract. This essay examines and arranges in correct sequence the pages of an inventory of paintings of the famous Barberini art collection dated 1812, preserved in the Barberini Archive of the Biblioteca Apostolica Vaticana. This inventory is a remarkable document that makes us aware of the condition of that collection of paintings immediately before the division between the two branches of the family (Barberini and Barberini Colonna di Sciarra) which took place in 1812. For the evaluation of the division they relied on two expert painters Vincenzo Camuccini and Gaspare Landi whose attributions reflect the taste and artistic culture of their time. At that date, over a thousand paintings were reckoned, some of which were by celebrated authors, later scaled down. The total value of the paintings was nearly 50,000 Roman «scudi». The file contains two identical inventories, one of which is dateless with the estimates of the paintings divided into two lists «A» and «B» with classes of different importance and value however homogeneous. In this inventory there is a page that reports two series of paintings marked as «excepted» to mean that there was still no agreement about their division. All of them seem to have ended up to the Barberini branch. The other inventory lists the same works, in the same sequence, but without any estimate and rather concise; drafted «January 6, 1812», it served as a receipt for the paintings collected by Maffeo Barberini Colonna di Sciarra’s proxy in August 19, 1812. A loose «bifoglio» with two lists of paintings has been then attached, the exchange of which between the parties was authorized. The author focuses on the exchanges and some attributions, postponing the comparative analysis of a large number of still unpublished Barberini inventories to a future study. Finally, the identification of the painting Lot and his daughters, the Barberinis attained through the Colonna family, is resolved.
Keywords: art collection inventory, Barberini, paintings.
Oggetto del presente contributo è l’analisi dal punto di vista archivistico e documentale, come il titolo vuole evocare, di un doppio inventario di quadri della collezione Barberini redatto nel 1812 ai fini di una divisione patrimoniale molto complessa avvenuta fra gli eredi della famiglia Barberini al termine di una ben nota pluriennale vertenza legale.1 Essa si protrasse per circa quaranta anni tra il primogenito di Giulio Cesare Colonna di Sciarra (1705-1787) e di Cornelia Costanza Barberini (1716-1797) Urbano (1733-1797), sostituito poi da suo figlio Maffeo (1771-1849) – che definiremo d’ora in avanti senior, per distinguerlo da Maffeo junior suo figlio (1850-1925) – e il secondogenito Carlo Maria (1735-1819) avendo il primo contestato la decisione di sua madre di destinare il patrimonio familiare della primogenitura a quest’ultimo2.
La lunga causa si concluse in pieno regime napoleonico, dopo l’annessione dello Stato Pontificio all’Impero francese del 1808, e dopo le due sentenze della Corte Imperiale francese di Parigi del 28 agosto e 18 dicembre 1810 e conseguente transazione del 2 luglio 18113 che riconobbe il diritto di Maffeo senior alla primogenitura. L’accordo stabilì che il palazzo Barberini alle Quattro Fontane sarebbe spettato a Carlo Maria, mentre i feudi esistenti nel regno di Napoli a Maffeo senior. Tutte le restanti proprietà sarebbero state divise esattamente a metà fra i due eredi, nonostante fosse stato imposto sul patrimonio Barberini fin dal 1604 un vincolo fedecommissario da Maffeo Barberini (1568-1644), poi divenuto papa Urbano VIII, e perpetuato secondo le leggi allora vigenti nello Stato Pontificio che ne impedivano la divisione. Questa divisione fu possibile in virtù dell’estensione anche a Roma delle leggi libertarie e laiche della legislazione francese, che avevano abolito nel 1809 i fedecommessi e quindi anche quello Barberini.
Altro effetto della transazione fu la creazione di due rami distinti della famiglia, uno Barberini propriamente detto, rappresentato da Carlo Maria, e l’altro Barberini Colonna di Sciarra, rappresentato da Maffeo senior. Va precisato quindi che quando si parla del «ramo Barberini» si deve intendere tutta la discendenza di Carlo Maria, principe di Palestrina, mentre il ramo «Barberini Colonna di Sciarra» è quello dei discendenti di Maffeo senior, principi di Carbognano.
La divisione in due parti di tutto il patrimonio familiare dissolse purtroppo la sua unitarietà e identità. Anche le opere d’arte – in particolare dipinti, sculture, arazzi, argenti, mobili e quant’altro di pregio artistico era stato acquisito e conservato per circa due secoli dalla famiglia – furono divise tra lo zio Carlo Maria Barberini e il nipote Maffeo senior.
Le vicende della sorte degli oggetti d’arte Barberini nel corso del XVIII e XIX secolo debbono ancora in buona parte essere ricostruite e a tal fine sarà indispensabile uno studio sistematico dei documenti di archivio conservati sia nel fondo Barberini e Barberini Colonna di Sciarra della Biblioteca Apostolica Vaticana, sia presso gli archivi pubblici, in particolare romani, a cominciare dall’Archivio di Stato di Roma. Un mio primo saggio su questo intricato argomento ha già dato buoni risultati, facendo emergere dalla polvere degli scaffali inediti documenti e inventari di opere d’arte Barberini e prefigurare un ampio lavoro di ricerca e studio.4
Premetto subito che lo studio complessivo storico critico e collezionistico del documento di cui qui si tratta sarà oggetto di una successiva edizione integrale comparata con altri inventari Barberini5, data l’imponente mole dei quadri ivi menzionati (oltre mille);6 di essi però ho ritenuto necessario citarne in questa sede alcuni, soprattutto quelli menzionati in due liste a parte inserite nel l’inventario del 1812.
La complicata operazione della divisione dei quadri tra i due rami della famiglia iniziò dopo la transazione del 2 luglio 1811 della Corte di Cassazione, residente allora a Parigi, dove si recarono Francesco Barberini in rappresentanza di suo padre Carlo Maria e Maffeo senior.
Le prime tracce documentarie delle operazioni di inventariazione per la successiva divisione dei quadri Barberini in due gruppi omogenei datano al 6 settembre 1811, quando è menzionato quale perito un primo pittore, Luigi Agricola (1758/59-1821); la redazione degli inventari fu ripresa il 28 novembre 1811 fino al 2 dicembre 1811 con i nuovi periti Vincenzo Camuccini (1771-1844) e Gaspare Landi (1756-1830), pittori di nota fama nell’ambito della produzione artistica romana a cavallo tra Sette e Ottocento7. Assistenti dei pittori furono Giovanni Gherardo De Rossi (1754-1827), erudito, poeta e intenditore d’arte8 e Pietro Camuccini (1761-1833) fratello di Vincenzo, anche lui pittore, attivo nel mercato artistico romano;9 procuratori furono nominati Prospero Mallerini (1761-1838), maestro di casa dei Barberini e pittore10 e Giacinto Petroni, avvocato di Maffeo senior, sostituito successivamente da Vincenzo Titoli. Le operazioni di valutazione e divisione si conclusero il 6 gennaio 1812.11
I periti divisero i quadri, allora conservati tutti a palazzo Barberini, in due gruppi «A» e «B», distinti per classe d’importanza e tra loro omogenei per quanto concerneva il valore delle opere stimate, come risulta dalle somme totali di ciascuna classe12. In altri documenti conservati nell’Archivio Barberini Colonna di Sciarra abbiamo conferma che Francesco Barberini per conto del padre Carlo Maria scelse la lettera «A», Maffeo senior la «B».13
Nel documento in analisi, come accennato all’inizio, sono presenti due redazioni della stessa divisione dei quadri: la prima, con le sole citazioni dei soggetti (a volte più precise che nell’altra versione) e degli autori, reca la data 6 gennaio 1812 e la firma di Vincenzo Camuccini e Gaspare Landi (fig. 2);14 la seconda redazione dello stesso inventario riporta in più i valori di ogni singolo quadro (fig. 1); quest’ultima è firmata in calce dagli stessi artisti Camuccini e Landi ma non è datata.15 Questa redazione dell’inventario deve considerarsi antecedente al 6 gennaio 1812; infatti la versione identica dell’inventario dei quadri ma senza le valutazioni, non può che essere stata redatta dopo quella con le stime e utilizzata come ricevuta dei quadri «B» consegnati a Maffeo senior. Inoltre, la presenza nell’inventario con le valutazioni di un doppio elenco di quadri «eccettuati» (fig. 4),16 manifesta una situazione ancora fluida e non definitiva degli accordi sulla divisione, raggiunti solo ad agosto del 1812. In un successivo bifoglio a parte è riportata inoltre una serie di opere in due colonne, sempre di pari valore, di cui si accettava il «Cambio» tra le parti datato 20 agosto 1812 (figg. 5-6).17
Da quanto si legge nel documento, tra la firma della perizia senza stime del 6 gennaio 1812 e la effettiva divisione dei dipinti passarono altri sette mesi, come si evince dalla data definitiva di consegna il 19 agosto 1812 dei quadri dell’elenco «B» a Maffeo senior firmata dal nuovo procuratore Vincenzo Titoli (figg. 2-3);18 quest’ultimo ne dava contestualmente quietanza al figlio di Carlo Maria, Francesco Barberini, delegato dal padre, come già accennato, nella trattativa finale per l’accordo con Maffeo senior; i dipinti furono trasferiti nel palazzo Colonna di Sciarra al Corso19, mentre quelli spettanti a Carlo Maria Barberini rimasero ovviamente nel palazzo alle Quattro Fontane.
Per arrivare all’acquisizione di queste notizie è stato necessario mettere ordine tra i fogli del manoscritto Barberini latore degli inventari.
Il doppio inventario dei quadri è contenuto in una camicia di carta filigranata20 costituita da un bifoglio non numerato che presenta sul recto del primo foglio una numerazione in alto a sinistra scritta a matita: «N. 48»;21 essa corrisponde al vecchio ordinamento del fascicolo deducibile da quanto scritto nel verso del secondo foglio dove è riportata l’antica collocazione del documento e l’attuale e l’annotazione sintetica dei documenti conservati nella camicia.22 Proprio questa annotazione è stato un dato utile per ricostruire la originale successione dei fogli: vi è scritto infatti «Divisione e stima dei quadri» (cioè l’elenco dei quadri con le valutazioni), «Procura per la consegna, quietanza» (cioè la dichiarazione in calce all’elenco senza valutazioni del 6 gennaio 1812 dei quadri consegnati a Vincenzo Titoli il 19 agosto 1812), «Permuta delle porzioni» (cioè l’elenco dei quadri interessati dal cambio concordato tra le parti il 20 agosto 1812), «22 agosto 1812» (data dell’archiviazione del documento).
Il documento vero e proprio è composto di un bifoglio sciolto23, di due fascicoletti cuciti (il primo di due bifogli, il secondo di quattro bifogli)24 e di un altro bifoglio sciolto25 per un totale di 16 fogli numerati a matita con grafia moderna26.
Esso inizia con una prima pagina27 in cui colpisce subito la singolarità dell’incipit (fig. 3):
̶ ̶̶ ̶ ̶ ̶̶ ̶ ̶ ̶ ̶ ̶ soprascritta divisione fatta dalli medesimi Signori Landi, C[amuc]cini Periti, e scelti di comune Consenso da Sua Eccellenza il Principe Don Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, come dal foglio segnato il primo agosto Corrente, e perciò ne faccio a favore di detto Signor Principe Barberini quietanza finale nelle più valide forme; senza pregiudizio però di ogni, e qualunque ragione, diritto, ed azione ad esso Signor Don Maffeo competente sulla divisione degli altri quadri separatamente descritti dalli suddetti Periti, e non compresi nelle suddette Porzioni Lettera A B. In fede Roma questo dì 19 agosto 1812 - Vincenzo Titoli
Il senso e la posizione incongrua della parola iniziale («soprascritta») inducono subito a ritenere che essa facesse riferimento a qualcosa citato o descritto «sopra», cioè prima; anche il testo seguente contenente l’espressione «dalli medesimi Signori Landi e C[amuc]cini», fa pensare che i pittori fossero già stati menzionati in precedenza.
Nei due bifogli successivi cuciti assieme è riportato un inventario disposto su due colonne «A» e B» con il titolo: «Divisione dei quadri appartenenti all’Ecc.ma Casa Barberini»;28 i quadri elencati sono distinti in cinque classi con l’indicazione del soggetto e dell’autore. Dai nomi degli autori si inferisce che furono elencati per primi i dipinti ritenuti allora di maggior pregio attribuiti a Raffaello, Leonardo, Tiziano, Poussin, Dürer, Claude Lorrain e, a seguire, quelli di altri artisti; nella quarta e quinta classe gli autori sono quasi sempre anonimi. Non vengono indicate le misure né la valutazione economica.
In calce al primo inventario, come già detto, compare una dichiarazione di conformità ed equità della stima datata 6 gennaio 1812 firmata dai periti Vincenzo Camuccini e Gaspare Landi, seguìta, nella stessa pagina, dall’inizio della dichiarazione del procuratore di Maffeo senior di aver ritirato tutti i quadri della «Lettera B» (fig. 2):29
Io sottoscritto come Procuratore di Sua Eccellenza il Signor Principe Don Maffeo Barberini Colonna di Sciarra in vigore di special Procura en Brevet30 firmata li 2 Agosto Corrente per gli Atti del Serpetti Notaro Pubblico, e già consegnata a Sua Eccellenza il Signor Principe Francesco Barberini dichiaro, e confesso di aver ricevuto alla presenza, e con l’intervento, ed assistenza di detti Periti tutti i quadri sopradescritti contenuti nella Porzione segnata Lettera B, a forma della soprascritta
E qui termina, in modo apparentemente incomprensibile, il testo. Non v’è dubbio però che a questa frase, chiaramente rimasta in sospeso, dovesse seguire un testo che … altro non è che quello erroneamente posto all’inizio del documento,31 che esordisce appunto con il richiamo alla parola «soprascritta» presente alla fine della pagina prima citata (fig. 3).
I quattro bifogli cuciti del fascicolo successivo,32 sono di formato leggermente minore del precedente e contengono, come già detto, un inventario identico al primo per quanto riguarda la sequenza della citazione delle classi e delle opere (sempre diviso in due colonne «A» e «B»), ma vi sono indicati in più la numerazione assegnata a ciascun dipinto all’interno della rispettiva classe prima della divisione e il valore in scudi romani delle singole opere (fig. 1); mancano anche in questa lista le misure dei quadri. Si ricordi, come già detto, che i gruppi «A» e «B» di ciascuna classe hanno tutti lo stesso identico valore. Questo dato documenta l’alta capacità dei periti di equilibrare i valori dei dipinti. Una disparità minima si riscontra soltanto nella quarta classe (uno scudo) e nella quinta classe (40 centesimi di scudo).
Continuando l’esame della lista dei quadri con le valutazioni, dopo la «Quarta Classe» è trascritto un doppio elenco di dipinti con il titolo «Divisione dei quadri che si dicono eccettuati»:33 le due colonne riportano entrambe lo stesso valore finale di 955 scudi ma non c’è all’inizio l’indicazione delle lettere «A» e «B» come negli altri elenchi (fig. 4).
Da un rapido riscontro dei soggetti e degli autori a cui erano allora attribuite le opere nella pagina degli «eccettuati», si deve presumere che esse finirono nella proprietà del ramo Barberini. Le ritroviamo infatti quasi tutte34 nell’inventario Barberini del 184435, comprese la «Copia dell’angelo Michele di Guido»36 e le due «Metà dei quadri che compongono una stanza con fatti delle Famiglie Colonna e Barberini», presenti nell’appartamento settecentesco del palazzo alle Quattro Fontane; si trattava in quest’ultimo caso dei quadri incorniciati direttamente sulle pareti facenti parte della decorazione del salone dell’appartamento posto al secondo piano del palazzo assegnato nella divisione del patrimonio a Carlo Maria Barberini.37 È allora ipotizzabile che, in seguito ad un accordo tra le parti, di cui si spera di trovare in futuro qualche prova documentaria, i dipinti «eccettuati» andarono a Carlo Maria Barberini. Questo spiega perché non compaiono sulle due colonne le lettere «A» e «B». Alcuni di questi quadri furono acquistati dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica;38 altri finirono sul mercato antiquario.39
Nelle cinque pagine successive del fascicoletto continuano gli elenchi dei quadri della «Quinta Classe» dell’inventario (quelli più numerosi e meno pregiati) con le relative valutazioni; al termine compare la dichiarazione di conformità della divisione sottoscritta dai due periti pittori Vincenzo Camuccini e Gaspare Landi, senza data.40
Segue infine un bifoglio sciolto con un bollo del registro di 50 centesimi e il motto francese «D.ts Au de la des Alpes».41 Esso, come già detto, porta il titolo: «Quadri compresi nella Porzione A che si propongono in cambio co’ Quadri Lettera B» (figg. 5-6). Si tratta di un elenco di opere, anche queste tutte con la valutazione in scudi, già citate nei due inventari, relative a un cambio concordato tra le parti sottoscritto il 20 agosto 1812 dal pittore Gaspare Landi «perito e procuratore» e dai procuratori Giovanni Gherardo de Rossi e Prospero Mallerini.42
Esaminando gli elenchi dei dipinti del «Cambio», quelli della colonna «A», ceduti da Carlo Maria Barberini a Maffeo senior sono di numero inferiore, perché di maggior valore. Tra questi mi piace menzionare almeno Pico trasformato in picchio attribuito allora a Girolamo da Carpi, oggi al Garofalo, di proprietà delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di palazzo Barberini,43 la grandiosa tela con le Nozze di Peleo e Teti di Giovan Francesco Romanelli (fig. 7),44 e un «Ritratto del Principe Prefetto» (Taddeo Barberini) di Andrea Sacchi (fig. 8),45 entrambi oggi presso la sede dell’I.N.P.S. di Roma e, ancora, la splendida Allegoria dell’Italia del Valentin, prestigiosa commissione del cardinale Francesco Barberini (1597-1679) al maestro francese, rimasta fortunatamente a Roma dopo la dispersione della collezione del ramo Barberini Colonna di Sciarra; si trova infatti presso l’Institutum Romanum Finlandiae di Roma (fig. 9).46
Nella permuta Maffeo senior decise di privarsi dei due grandi quadri con Nozze di Peleo e Teti e Bacco e Arianna (figg. 10-11) allora ritenuti, il primo originale del Romanelli, il secondo copia da un originale dello stesso Romanelli, oggi entrambi nelle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di palazzo Barberini.47 É noto ormai che l’autore di queste due opere fu il pittore copista Giuseppe Belloni.48
Furono ceduti poi da Maffeo senior anche tredici cartoni per arazzi attribuiti a Pietro da Cortona e Romanelli (in realtà quasi tutti del Romanelli e aiuti),49 la Caccia (o Riposo) di Diana, Sant’Agnese che rifiuta di adorare gli idoli pagani e San Sebastiano gettato nella cloaca massima allora tutti e tre attribuiti ad Andrea Camassei; i primi due sono stati acquistati dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di palazzo Barberini tra il 1960 e il 1971,50 il terzo, attribuito ora a Ludovico Carracci, è conservato nel Getty Museum di Los Angeles (fig. 12).51 E, ancora, nella stessa permuta Maffeo senior decise di dare in cambio anche quattro Apostoli di Carlo Maratti, certamente tra quelli della nota serie riscontrabili nel successivo inventario Barberini del 184452 e quasi tutti acquisiti dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica tra il 1952 e il 1972,53 un San Gerolamo allora attribuito a Salvator Rosa, oggi a Giovanni Battista Pace, che si trova nella Faringdon Collection di Buscot Park, Oxfordshire,54 la Lotta di Giacobbe e l’Angelo di Cristoforo Roncalli, conservato nel Minneapolis Institute of Art55 e, inoltre, uno «Studio di teste», che è da identificare con uno dei due quadri con «Due teste» che compaiono nell’inventario Barberini del 1844 con una attribuzione ad Andrea Sacchi;56 il dipinto corrisponde ai Sant’Antonio abate e San Francesco d’Assisi (fig. 13) pendant dei Sant’Andrea e San Tommaso (fig. 14), definito quest’ultimo nell’inventario senza stime del 1812 erroneamente «Girolamo»57 e già assegnato ai Barberini; nonostante il basso valore attribuito loro dai periti (uno scudo) e dichiarati anonimi, sappiamo oggi che sono, il primo di Andrea Sacchi, il secondo di Gian Lorenzo Bernini, entrambi nella National Gallery di Londra.58 Stupisce lo scarso valore dato a questi due dipinti che nell’inventario del fedecommesso Barberini del 1738-1741, furono stimati 600 scudi.59
Oltre questi dipinti Maffeo senior aggiunse nella permuta anche il «Cristo morto» di Giacinto Brandi (in realtà un Cristo morto con San Francesco e angeli e non una Deposizione di Cristo),60 il Diluvio universale61 e l’Orazione nell’orto,62 allora definiti copie da Bassano, un Ritratto del cardinale Antonio Barberini junior, probabilmente di piccolo formato dato lo scarso valore assegnato, forse identificabile con quello oggi nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica di palazzo Barberini acquistato nel 2021 e attribuito a Simone Cantarini63. Maffeo senior cedette infine un «Santo che converte il carceriere», allora dato a Domenico Cresti detto il Passignano, poi al Camassei e oggi a Claudio Ridolfi su base documentaria,64 il Ritratto della principessa Teresa Boncompagni, che ritroviamo catalogato nel 1844 tra i quadri liberi,65 e un «Lott colle figlie», citato negli inventari Barberini del XVII secolo come opera di Antonio Mariani Della Corgna (o Cornia)66 e identificato con un dipinto apparso sul mercato antiquario nel 2001.67
A proposito di questo ultimo quadro è stato affermato che esso «reca la numerazione con il simbolo della colonna tipico degli inventari settecenteschi dell’ultima erede della famiglia, Cornelia Costanza Barberini, sposa a Giulio Cesare Colonna di Sciarra».68 Tale identificazione presenta alcune incongruenze che verranno discusse più approfonditamente in altra sede. Si può anticipare intanto che è più che improbabile che a un quadro Barberini della prima metà del XVII secolo, nel Settecento, per effetto di un matrimonio con un membro della famiglia Colonna sia stato aggiunto un simbolo Colonna; inoltre, per quanto è noto finora, le prime numerazioni presenti sui quadri Barberini senza simboli ma con una F sono quelle apposte nel 1817 a seguito del ripristino dei vincoli fedecommissari nel 181669; altre numerazioni presenti sui quadri liberi Barberini risalgono al 1854.70 Dunque il numero 215 dipinto in basso a destra sul quadro di Lot e le figlie non può essere del XVIII secolo, ma più tardo71. Il simbolo della colonna con corona dipinto sulla tela e la presenza nell’inventario Barberini del 1844 di un quadro di autore anonimo di analogo soggetto e con misure compatibili proveniente dalla eredità Colonna,72 orienterebbero ad escludere l’identificazione proposta. La tela deve essere entrata in casa Barberini a seguito della divisione ereditaria del patrimonio Colonna dopo la morte di Filippo III (†1818) tra le sue tre figlie e il nipote Aspreno Doria Colonna;73 a conforto di questa ipotesi è il ritrovamento di una inedita versione della probabile seconda parte dell’inventario dei quadri post mortem di Filippo III Colonna del 1818 dove è citato: «Uno di dieci [palmi] per traverso, Lot, e le figlie, autore incerto» con una postilla a latere di altra grafia indicante il numero «698»,74 lo stesso numero che compare negli inventari Colonna del 1782 e 1783.75 Sono molti i quadri citati in questo inventario in cui sono stati aggiunti i riferimenti numerici presenti dell’inventario stampato del 1783. Le varie citazioni del 1782-1783 e del 1818 presentano misure compatibili con il quadro menzionato nell’inventario Barberini del 1844.76
Le altre opere menzionate non hanno sufficienti elementi per un riconoscimento certo.
Alla luce di questo esame del documento Barberini, con l’accertamento dei «disiecta folia» del doppio inventario del 1812, si è proposto alle responsabili dei manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana di rivedere l’intera foliazione, ponendo in successione prima l’inventario con le valutazioni, poi l’inventario senza valutazioni, di seguito il bifoglio con la seconda parte della dichiarazione firmata da Vincenzo Titoli e per ultimo il bifoglio con lo scambio tra le parti di alcune opere. Pertanto le indicazioni relative ai fogli del manoscritto citate nelle note sono state qui fornite seguendo la nuova foliazione – accolta parzialmente dalla Biblioteca Vaticana – con la precedente foliazione indicata tra parentesi.
1 L’inventario, redatto in due versioni, è conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana (d’ora in avanti BAV), Arch. Barb. Indice II. 2727; di esso esiste la digitalizzazione consultabile online da anni nella Digital Vatican Library (https://digi.vatlib.it/search?k_f=0&k_v=Arch.+Barb.+Indice+II+2727, consultato il 16 luglio 2023). Del documento, citato già da vari autori almeno dal 1996 (R. Vodret, Guercino, Vouet, Sacchi e gli altri recuperi dal patrimonio in deposito esterno della Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini, “Bollettino d’Arte”, 98, 1996, p. 138, nota 33, in cui è definito “inedito, in corso di studio e pubblicazione”) ma mai pubblicato, ne è stata messa online il 20 febbraio 2025 una trascrizione sulla rivista Aboutartonline (consultato il 2 marzo 2025). La «Legenda» iniziale non illustra i criteri della trascrizione e non aiuta a capire di quale famiglia si stia trattando, nominata prima «Sciarra», poi «Barberini», «Sciarra Colonna Barberini», «Barberini Colonna». A parte i molti errori di lettura tra cui un inesistente notaio «Zampetti», che altri non è che Camillo Serpetti Notaio Capitolino, non sono state rispettate le norme di trascrizione di un testo manoscritto, al punto da omettere un fine di frase fondamentale per la comprensione della successione dei fogli (Arch. Barb. Indice II. 2727, f. 14v, olim 6v) e l’intera pagina del cambio delle opere tra le due parti (f. 16v, olim 15v); le firme dei periti poste alla fine dell’inventario con le valutazioni (Ibid. f. 8v, olim 13v) sono state trascritte di seguito alle firme apposte dagli stessi periti dopo l’inventario senza valutazioni (Ibid., f. 14v, olim 6v); nella trascrizione della pagina dei quadri «eccettuati» sono state aggiunte le lettere «A» e «B» non presenti sul foglio manoscritto (Ibid., f. 5 v, olim 10v). I brani del documento qui riportati sono stati trascritti sciogliendo tutte le abbreviazioni e rispettando minuscole e maiuscole, accenti e punteggiatura del testo originale.
2 Tutta la storia della causa è riassunta nella memoria difensiva dei legali di Maffeo Barberini Colonna di Sciarra junior: P.S. Mancini, A. Cataldi, G. Marucchi, I. Borghi, Avanti il Regio Tribunale Civile sedente in Roma Ecc.mo Signor Cav. Ignazio Avvocato Ciampi Presidente di Sezione. Per Il Principe D. Maffeo Colonna di Sciarra contro I Principi D. Carlo Felice e D. Enrico Barberini. Memoria, Roma 1874, pp. 3-13 (esemplare consultato presso la BAV, R.G., DIR. CIV. III, 1349) e in Cause italiane civili, criminali e commerciali dal 1800 fino ai giorni nostri avanti i primi tribunali. Vol. 1, Pistoia 1843, pp. 10-314; C. Cambrai, Storia di un’amministrazione familiare dai documenti dell’archivio Barberini, Tesi di Dottorato di ricerca. Sapienza Università di Roma (2019), p. 35, nota 63 (https://iris.uniroma1.it/retrieve/e3835323-4e9b-15e8-e053-a505fe0a3de9/Tesi_dottorato_Cambrai.pdf, consultato il 5 giugno 2025).
3 Mancini, Cataldi, Marucchi, Borghi, Avanti il Regio Tribunale cit. [vedi nota 2], pp. 10-13.
4 E. Borsellino, Materiam superabat opus. La collezione d’arte dei principi Barberini tra vincoli e vendite nei documenti del XIX secolo, Roma 2024, pp. 14, 15, 38 e note 4-9. Nel saggio, che mette in luce la figura di Francesco Barberini (1772-1853) quale attento gestore delle collezioni artistiche di famiglia e rende noto l’inedito e importante inventario dei quadri di Casa Barberini del 1844, ho auspicato la formazione di un gruppo di lavoro per una maggiore condivisione ed efficienza nella ricerca, propedeutica alla ricostruzione il più possibile esauriente delle vicende storiche della collezione Barberini fino ad oggi.
5 Come già affermato in Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], p. 15 e note 4-9.
6 Compresi i quadri, arazzi e cartoni risultano elencati 587 pezzi nelle colonne «A», e 561 nelle colonne «B» (S.E.&O.), più 221 quadri (110 «A» e 111 «B») dichiarati «pessimi e laceri», «ordinarissimi» o «andanti», da non essere stati stimati (BAV, Arch. Barb. Indice II. 2727, f. 8r, olim 13r).
7 BAV, Arch. Barb. Colonna. di. Sciarra. 150, fasc. 1, ff. 1r; 80r-82r.; notizie sulla divisione dei quadri Barberini si trovano ivi, fasc. 2, f. 2r e ss. Altre notizie ivi, fasc. 3-4; ivi, Arch. Barb., Indice II, 2726, 2730. Parte della documentazione della successiva divisione delle sculture della collezione Barberini del 1813-1814, per la quale furono nominati come periti gli scultori Carlo Albacini (1734-1813) e Giovanni Pierantoni 81742-1817) designati da Antonio Canova (1757-1822), è conservata ivi, Arch. Barb., Indice II, 2731, ff. 71r-83v; 2737; 2738.
8 Su De Rossi, A. Rita, ad vocem De Rossi, Gherardo Giovanni in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 39, Roma 1991, pp. 214-218; M. Degortes, Qualche novità su Giovanni Gherardo De Rossi (1754-1827), direttore dell’Accademia di Portogallo, e sulla cerchia dei portoghesi a Roma tra Settecento e Ottocento, in Dalle spiagge latine alla Real Lisbona, 1. Memoria de Portugal em Roma, a cura di P. Diez del Corral Corredoira, Évora 2022, nota 4 (https://books.openedition.org/cidehus/20149, consultato il 10 giugno 2025).
9 Su Pietro Camuccini, F. Giacomini, Pietro Camuccini restauratore tra mercato antiquariale e cura della tutela, in P. D’Alconzo, Gli uomini e le cose. 1. Figure di restauratori e casi di restauro in Italia tra XVIII e XX secolo, atti del convegno nazionale di studi (Napoli, Università degli Studi Federico II, 18-20 aprile 2007), a cura di P. D’Alconzo, Napoli 2007, pp. 171-185; P.L. Puddu, Pietro Camuccini e Alexander Day artisti e mercanti di quadri nella Roma del Settecento, Strategie e dinamiche commerciali, Roma 2020.
10 Su Mallerini, L. Barroero, Prospero Mallerini: qualche considerazione, in In Arcadia. Saggi di storia delle arti per Elisa Debenedetti, a cura di M. Bevilacqua, M.C. Cola, M. Tabarrini, Roma 2024, pp. 116-122.
11 BAV, Arch. Barb. Indice II. 2727, f. 14v (olim 6v).
12 Ivi, ff. 2r-8r (olim 7r-13r). Il valore dei quadri della Lettera A fu quotato a 24.774,10 scudi; quello della Lettera B 24.772, 70 scudi.
13 Ivi, Arch. Barb. Colonna. di. Sciarra. 150, fasc. 2, f. 27r, documento firmato da Francesco Barberini. Nello stesso fascicolo vi sono altri riscontri e notizie sulla divisione e la consegna dei quadri, sulla permuta di alcuni di essi e sulla scelta degli artisti e dei procuratori (ivi, ff. 1r-81r).
14 BAV, Arch. Barb. Indice II. 2727, ff. 11r-14v (olim 3r-6v).
15 Ivi, ff. 2r-8v (olim 7r-13v).
16 Ivi, f. 5v (olim 10v). Due pagine bianche completano il fascicolo (ivi, f. 9r-v olim 14r-v).
17 Ivi, f. 16r-v (olim 15r-v).
18 Ivi, ff. 14v-15r (olim 6v-1r).
19 C. Pietrangeli, Palazzo Sciarra, Roma 1986, in particolare pp. 341-378.
20 BAV, Arch. Barb. Indice II. 2727, ff. 1r-v, 18r-v (olim senza numerazione). Vi è impressa una figura femminile con cimiero e asta e un leone coronato rampante in un recinto con la scritta «PRO PATRIA» (The Nostitz Papers. Notes on Watermarks found in the German Imperial Archives of the 17th & 18th Centuries, and Essays Showing the Evolution of a Number of Watermarks. Paper Publications Society (Monumenta chartæ papyraceæ historiam illustrantia, 5, Hilversum 1956, pp. 87-92) e una sigla «& IHonic».
21 BAV, Arch. Barb. Indice II. 2727, f. 1r (olim non numerato).
22 Ivi, f. 18v (olim non numerato), dove si trova scritto: «Indice Secondo» / [con altra grafia]: «Oggetti di Arte, Mobili e Cose pregiate - Quadri - Transazione / Credenza XVIII. VI. / Cassetta 209 - 77 / Mazzo unico CIII. Lettera O / Numero 17. 48. / Divisione e stima dei quadri, Procura per la consegna, quietanza, Permuta delle porzioni / 22 agosto 1812» [le cancellature sono nel testo]. In basso è presente il tassello cartaceo moderno incollato della Biblioteca Apostolica Vaticana con la collocazione attuale: «Arch. Barb, Indice II. 2727».
23 Ivi, ff. 10 r-v, 15r-v (olim 1r-2v)
24 Ivi, ff. 2r-9v (olim 7r-14v); 11r-14v (olim 3r-6v).
25 Ivi, ff. 16r-v (olim 15r-v).
26 Le carte sono filigranate con impressi un’aquila con scritta «TIMBRE IMPERIAL» e un gallo su due monti. Tutti e quattro i corpi del documento recano manoscritta in alto a sinistra la collocazione archivistica attuale: «Indice II. 2727».
27 Ivi, f. 15r (olim 1r). La pagina fa parte di un bifoglio sciolto con tre pagine bianche numerato come tutti i seguenti in basso a destra a matita; in alto sono presenti la collocazione archivistica (II, 2727) e il bollo del registro di 75 centesimi con la scritta «Piemont».
28 Ivi, ff. 11r-14v (olim 3r-6v).
29 Ivi, f. 14v (olim 6v).
30 Formula notarile in francese per indicare che la procura originale veniva consegnata all’interessato senza l’obbligo di conservarne copia nello studio del notaio. Questo spiega perché, da ricerche fatte nei registri del notaio Serpetti, la copia della procura non risulta archiviata.
31 Ivi, f. 15r (olim 1r).
32 Ivi, ff. 2r- 9v (olim 7r-14v).
33 Ivi, f. 5v (olim 10v).
34 Cinque dipinti non sono facilmente identificabili: «152 Piccola Madonna copia di Raffaello; 206 Madonna San Giuseppe; 205 Madonna Bambino e San Giovanni [forse San Giovannino]; 203 Madonna con panno bianco; 20 Battaglia di casa Colonna dello Strigelli» (ibidem).
35 Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], Appendice documentaria: Inventario Barberini dei quadri, 1844, nn. 171, 397 (o 224 o 263), 52, 442, 152, 176, 465, 146, 636-641, 461, 486-492, 459, 1012, 165, 672, 147, 103, 101, 642-647, 259, 21, 681, 493-498, 458.
36 «207. Copia dell’Angelo Michele di Guido» (BAV, Arch. Barb., Indice II, 2727, f. 11v, olim 10v). Non è certo che la copia citata, dell’alto valore di 150 scudi, si possa identificare con quella menzionata nell’inventario del 1648-1649 (M. Aronberg Lavin, Seventeenth Barberini Documents and Inventories of Art, New York 1975, p. 191, n. 58), che era di palmi 15x11; ce n’era anche una seconda con lo stesso soggetto ma di formato minore (ibidem, n. 59, palmi 12x10) della quale non si specificava se fosse anch’essa copia da Guido Reni. Va anche considerato che il termine «copia» dell’inventario seicentesco potrebbe significare semplicemente la ripresa del soggetto reniano. Nell’elenco del vincolo fedecommissario Barberini del 1817 compare soltanto una tela dello stesso soggetto attribuita al Cavalier d’Arpino (F. Mariotti, La legislazione delle Belle Arti, Roma 1892, p. 127, n. 21); nel 1975 essa era ancora presso i Corsini di Firenze, eredi dei Barberini (Aronberg Lavin, Seventeenth Barberini, cit. [vedi nota 36], p. 715, n. 21) e sembra la seconda delle due ricordate negli inventari Barberini seicenteschi (quella di formato minore di misure uguali a quella Corsini). Un «San Michele del Cavalier D’Arpino» era anche nell’inventario fedecommissario di Maffeo senior del 1818 (Mariotti, La legislazione, cit. [vedi nota 36], p. 136, n. 151).
37 Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], pp. 42-43, note 129-133.
38 Id., p. 47, nota 13.
39 Su molte identificazioni di questi quadri Id., Appendice documentaria, pp. 37-110.
40 BAV, Arch. Barb. Indice II. 2727, f. 8v (olim 13v).
41 Ivi, f. 16r-v (olim 15r-v).
42 In un altro documento dell’archivio Barberini (ivi, 2730, f. 17r-v) si cita una procura del notaio Serpetti dell’11 agosto 1812 in cui Landi e De Rossi sono nominati «procuratori» per seguire la permuta dei quadri.
43 Nella scheda del Catalogo Generale dei Beni Culturali del MiC (https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1201363056, consultato il 12 giugno 2025), relativa a La Vestale Claudia trasporta la statua di Cibele, è scritto che quest’ultima tela fu assegnata nel 1812 ai Colonna di Sciarra mentre il Pico ai Barberini; la lettura del documento in esame mostra come quest’ultimo compare effettivamente nelle due colonne «A» di Carlo Maria Barberini (BAV, Arch. Barb. Indice II. 2727, ff. 3r,11v, olim 8r, 3v) ma poi nel «Cambio» passò a Maffeo senior (ivi, f. 16r, olim 15r) il quale li cedette entrambi con altre opere nel 1897 alla Galleria Nazionale d’Arte Antica in cambio dello svincolo del resto della sua collezione d’arte (N. La Marca, La nobiltà romana e i suoi strumenti di perpetuazione del potere, 3 voll., Roma 2000, p. 1120, nota 87.
44 Si deve a Luigi Salerno l’individuazione dell’originale di Romanelli delle Nozze di Peleo e Teti presso l’I.N.P.S. (L. Salerno, Giovan Francesco Romanelli e i doni diplomatici dei Barberini ai reali d’Inghilterra, “Palatino”, VII, 1963, pp. 5-11).
45 A. Cosma, in L’immagine sovrana. Urbano VIII e i Barberini, catalogo di mostra (Roma, Gallerie Nazionali Barberini Corsini, 18 marzo-30 luglio 2023), a cura di M. Cicconi, F. Gennari Santori, S. Schütze, Roma 2023, p. 190, n. 12.
46 L. Rice, in L’immagine sovrana, cit. [vedi nota 45], p. 228, n. 24. Va notato che nel 1812 (BAV, Arch. Barb. Indice II. 2727, ff. 3v (olim 8v); 16r (olim 15r) l’iconografia del quadro era identificata con l’Allegoria di Roma trionfante, come riportano alcuni inventari Barberini seicenteschi (Aronberg Lavin, Seventeenth Barberini, cit. [vedi nota 36], p. 247, n. 802, inv. 1649; p. 354, n. 27, inv. 1679; p. 396, n. 44, inv. 1686) e l’inventario fedecommissario del 1738-1741 (Archivio di Stato di Roma, d’ora in avanti ASR, Not. AC, Uff. 3, De Caesaris, 1738, vol. 1831, f. 301r-v: «… Roma che trionfa sopra l’Abbondanza… con tela sfondata in poco buono stato stimato scudi quattrocento» (dato quest’ultimo interessante per la storia della conservazione del quadro). E ancora nel 1818 (Mariotti, La legislazione, cit. [vedi nota 36], p. 135, n. 138), forse per la presenza di Romolo e Remo e dell’emblema pontificio sullo scudo della figura femminile.
47 L. Mochi Onori, R. Vodret, Galleria Nazionale d’Arte Antica. Palazzo Barberini: i dipinti. Catalogo sistematico, Roma 2008, p. 336, inv. 2243, 2531.
48 T. Montanari, Francesco Barberini, l’«Arianna» di Guido Reni e altri doni per la Corona d’Inghilterra: l’ultimo atto, in Studi sul Barocco romano, Scritti in onore di Maurizio Fagiolo, Milano 2004, pp. 78-79; Aronberg Lavin, Seventeenth Barberini, cit. [vedi nota 36], pp. 4, n. 24; 37, n. 298. Per una recente riconsiderazione della intricata vicenda delle opere di Romanelli e Belloni cfr. F. Ferlito, “Sua Maestà lascia a Vostra Eminenza l’ordinare l’historia e figure che stimerà più a proposito”. I Barberini e doni diplomatici ai reali inglesi del Seicento, “Quaderni di Venezia Arti”, 5, 2021 (2022), pp. 133-145 (https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni/libri/978-88-6969-589-6/sua-maesta-lascia-a-vostra-eminenza-lordinare-lhis/, consultato il 12 giugno 2025. Un workshop sulle due Nozze di Peleo e Teti è stato auspicato da Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], p. 61, nota 149, anche alla luce del restauro del quadro dell’I.N.P.S. eseguito tra il 2012 e il 2016.
49 Id., passim, in particolare pp. 48, note 19, 27; 57, nota 109.
50 Mochi Onori, Vodret, Galleria Nazionale, cit. [vedi nota 47], p. 118, inv. 2425, 2538.
51 J. Fraiman, in L’immagine sovrana, cit. [vedi nota 45], pp. 168-169, n. 5.
52 Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], p. 58, nota 115, p. 82, nn. 473-480. Nell’inventario della consegna dei quadri senza valori vengono menzionati i nomi degli apostoli spettanti a Maffeo senior prima dello scambio: «Quattro Apostoli del detto [Maratti] S. Giacomo [Maggiore], S. Paolo, S. Matteo, e S. Pietro» (BAV, Arch. Barb., Indice II, 2727, f. 12v (olim 4v).
53 Mochi Onori, Vodret, Galleria Nazionale, cit. [vedi nota 47], pp. 258-260, inv. 2237-2239, 2559-2561; p. 354, inv. 2400; G.B. Fidanza, New evidence for the ‘Barberini Apostles’ by Andrea Sacchi and Carlo Maratti, “The Burlington Magazine”, vol. 161, n. 1397, 2019, pp. 653-657. Soltanto San Giacomo Maggiore è finito sul mercato antiquario e oggi si trova alla Leeds Art Gallery (UK), inv. LEEAG.PA. 1971.0024. San Giacomo Minore rimase a Maffeo senior e si trova ora al Museo di Roma (inv. MR 45661).
54 M. Epifani, Giovanni Battista Pace (1650-1699) in Mola e il suo tempo. Pittura e figura a Roma nella collezione Koelliker, catalogo della mostra (Ariccia, palazzo Chigi, 22 gennaio - 23 aprile 2005), a cura di F. Petrucci, Milano 2005, p. 92 e nota 18.
55 Inv. 2020.54.1 https://collections.artsmia.org/art/137799/jacob-wrestling-with-the-angel-cristoforo-roncalli, consultato il 20 giugno 2025.
56 Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], p. 77, nn. 321-322.
57 I due quadri sono identificabili nei due inventari del 1812: ff. 13r (olim 5r) col. B; 14r (olim 6r) col. A; 6r (olim 11r), col. B ;7r, (olim 12r) col. A.
58 Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], p. 54, nota 86.
59 ASR, Not. A.C., Uff. 3, De Caesaris, 1738, vol. 1831, f. 47v (minuta in BAV, Arch. Barb., Indice II, 2463, f. 29v).
60 Rimasto sempre presso gli eredi Barberini, fu acquistato nel 1981 dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica (Mochi Onori, Vodret, Galleria Nazionale, cit. [vedi nota 47], p. 106, inv. 2599).
61 Un Diluvio Universale attribuito a “Bassano” (o “copia” o di “Leandro Bassano”) è citato varie volte negli inventari Barberini del XVII secolo: Aronberg Lavin, Seventeenth Barberini, cit. [vedi nota 36], p. 463, e identificato dalla studiosa americana con quello conservato nel 1975 presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate allora ospitato nel palazzo Barberini di Roma (ibidem), anche se le misure (cm 215x311) non collimano perfettamente con quelle degli inventari seicenteschi; in essi si cita genericamente la larghezza di 12-13 palmi per traverso e nel 1686 viene indicata la misura di 8x12 palmi (dimensioni inferiori a quelle reali). Il quadro fu poi acquisito dalla Galleria Nazionale di palazzo Barberini. Dal 2019, a seguito del riallestimento delle sale dedicate alla pittura del Seicento, esso è esposto a palazzo Barberini con l’attribuzione a bottega di Jacopo Bassano.
62 Si tratta del dipinto ex fedecommissario n. 97, nel 1975 ancora presso gli eredi Barberini di Firenze, i Corsini (Aronberg Lavin, Seventeenth Barberini, cit. [vedi nota 36], p. 717, n. 97), poi acquistato nel 1981 dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica presso l’Ufficio Esportazione di Firenze, con l’attribuzione a Leandro Bassano (Mochi Onori, Vodret, Galleria Nazionale, cit. [vedi nota 47], p. 168, inv. 2602), oggi dato invece a Francesco Bassano.
63 Y. Primarosa, in Simone Cantarini (1612-1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma, catalogo della mostra (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, 22 maggio-12 ottobre 2025), a cura di L. Gallo, A.M. Ambrosini Massari, Y. Primarosa, Roma 2025, pp. 98-100, nn. I.9-11. La provenienza, prima di essere entrato nella collezione Del Drago, non è stata ancora identificata, ma la presenza di due bolli della dogana di Firenze segnalata da A. Cosma in L’immagine sovrana, cit. [vedi nota 45], p. 194, n. 14, potrebbe suggerire una provenienza fiorentina, forse dagli eredi fiorentini dei Barberini, i Corsini.
64 Il San Pietro che converte il carceriere fu acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica nel 1989 (Mochi Onori, Vodret, Galleria Nazionale, cit. [vedi nota 47], p. 332, inv. 4224).
65 Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], p. 85, n. 622.
66 Aronberg Lavin, Seventeenth Barberini, cit. [vedi nota 36], pp. 11, n. 91 (ric. 1639); 158, n. 8 (inv. 1644); 308, n. 327 (inv. 1671); 341, n. 123 (inv. 1672); 444, n. 418 (inv. 1692-1704).
67 https://www.christies.com/en/lot/lot-3849183 (consultato il 26 luglio 2025).
68 L. Mochi Onori, Le vendite di Cornelia Costanza e le copie dei dipinti, in I Barberini e la cultura europea del Seicento, a cura di L. Mochi Onori, S. Schütze, F. Solinas, Atti del convegno internazionale (Roma 2004), Roma 2007, pp. 634-636.
69 Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], p. 32, nota 84.
70 ASR, 30 Not. Cap., Uff. 9, B. Pomponi, 1853, vol. 1023, ff. 294r-329r.
71 Esso potrebbe risalire all’epoca della divisione del patrimonio libero tra le eredi dei fratelli Barberini Enrico e Carlo Felice, Maria, Anna e Luisa (1883) o comunque prima del 1932, data della redazione dell’inventario Sestieri conservato presso la Gallerie Nazionali d’Arte Antica di palazzo Barberini, in cui Lot e le figlie compare a p. 185 col numero 272 seguìto da un altro numero di inventario (215), evidentemente precedente.
72 Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], p. 98, n. 1042.
73 È in corso da parte di chi scrive lo studio del complesso contenzioso che si aprì con la morte di Filippo III Colonna tra Margherita, Vittoria, Maria Colonna e Aspreno Doria Colonna il quale acquisì il diritto alla primogenitura e ai beni fedecommissari: cfr. il testamento di Filippo III nell’Archivio Colonna presso la Biblioteca di Santa Scolastica, Subiaco-FR (d’ora in avanti AC), 1. Atti costitutivi, 3. Protocolli di atti notarili, III AA, 169, ff. 3v-14r. Per il momento si è appurato che tra i legati di Filippo III uno fu lasciato a Francesco Barberini, suo genero: una Santa Maria Maddalena attribuita al Guercino (ivi, f. 6r), come risulta anche in Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], pp. 54, nota 76; 75, n. 254; questo nuovo dato chiarisce perché il quadro non è un bene ereditario di Vittoria Colonna. Filippo III lasciò per testamento alle tre figlie, oltre ai beni liberi non vincolati dal fedecommesso, in corso di individuazione, una statua antica di Diana e otto quadri ritenuti di particolare valore (AC, 1. Atti costitutivi, 3. Protocolli di atti notarili, III AA, 169, f. 13r). La statua fu venduta nel 1822 ai Musei di Berlino (M.G. Picozzi, Introduzione. 3. I marmi della Galleria: l’arredo scultoreo dall’inizio del XVIII secolo, in F. Carinci, H. Keutner, L. Musso, M.G. Picozzi, Galleria Colonna. Sculture, Busto Arsizio 1990), pp. 31-33 e note 224-227, 232, 239-240; l’ultimo documento del 1818 che la cita ancora in casa Colonna, è oggi in AC, 6. Patrimonio Artistico, Sottoserie 1, Inventari, unità n. 10, carte non numerate, dove appare però cancellata e sostituita con altra grafia da un Giove; evidentemente la cancellatura e relativa sostituzione tennero conto della vendita del 1822. Il ricavo della vendita fu probabilmente diviso tra le eredi di Filippo III; sulla divisione degli otto quadri tra le tre sorelle cfr. A. Negro, La collezione Rospigliosi. La quadreria e la committenza artistica di una famiglia patrizia a Roma nel Sei e Settecento, Roma 1999, pp. 177, 337 (documento A).
74 AC, 6. Patrimonio Artistico, Sottoserie 1, Inventari, unità n. 13/U, carte non numerate, in cui sono elencati i quadri presenti al secondo piano nobile, nell’appartamento già del cardinale Vicario Marcantonio Colonna († 1793) e nell’appartamento di S. Carlo. Una copia della prima parte di questo inventario con 404 voci (Ivi, unità n. 10, [vedi nota 73]) è stata pubblicata da M.C. Paoluzzi, Le vicende della collezione Colonna tra fine Settecento e primi Ottocento all’epoca di Filippo III (1760-1818): provenienze, dispersioni, ritrovamenti e divisioni alla luce di nuovi documenti e inventari inediti, in “Quaderni sul Settecento Romano”, Aspetti dell’arte del disegno: autori e collezionisti, II, 38, Roma 2022, pp. 107-144.
75 Nei manoscritti preparatori del catalogo a stampa del 1783 il dipinto è attribuito a «Maniera Veneziana» o ad «autore incerto» (AC, 6. Patrimonio Artistico, Sottoserie 1, Inventari, unità n. 5, n. 698; ivi, unità n. 6, n. 698; ivi, III QB 32, n. 698). Nel Catalogo dei quadri, e pitture esistenti nel Palazzo dell’Eccellentissima Casa Colonna in Roma coll’indicazione dei loro autori diviso in sei parti secondo i rispettivi appartamenti, Roma 1783, p. 89, n. 698 compare una improponibile attribuzione a «Francesco Mola sullo stile veneziano».
76 [Vedi nota 75]. Un altro quadro di provenienza Colonna è certamente il Miracolo di San Giuseppe da Copertino di Placido Costanzi che reca in basso a sinistra il simbolo della colonna con la corona e il numero 190 (e non 90, cfr. Borsellino, Materiam superabat opus, cit. [vedi nota 4], p. 64, nota 168) in quanto il numero 1 è stato occultato da un ritocco con vernice scura. Anche il numero 190, con il rispettivo soggetto, si ritrova nell’inventario Sestieri del 1932 conservato presso le Gallerie Nazionali d’Arte Antica di palazzo Barberini, a p. 221. Ringrazio la direzione del museo per avermi consentito di prendere visione dell’inventario originale di Sestieri e del dipinto di Costanzi nei depositi del museo.