https://doi.org/10.36253/ds-16141

Book Reviews

Sine Ira et Studio. Metodo e impegno civile per una razionalità illuministica. Scritti offerti a Dario Generali, a cura di Francesco Luzzini, Mimesis, Milano 2024, 1128 pp.



Il 12 dicembre 2024 presso l’Istituto di Istruzione Superiore Severi-Correnti di Milano si è tenuta la presentazione del libro Sine Ira et Studio. Metodo e impegno civile per una razionalità illuministica. Scritti offerti a Dario Generali curato dal naturalista e storico della scienza Francesco Luzzini. Il volume, pubblicato recentemente da Mimesis Edizioni, raccoglie i contributi di cinquantasei studiose e studiosi il cui intento è stato quello di celebrare i settant’anni di Dario Generali, storico della scienza. Dopo la laurea in Filosofia nel 1979 sotto la guida di Mario Dal Pra, Generali ha affiancato il lavoro di docente a quello di ricercatore; il suo interesse si è concentrato, in particolare, sulla circolazione del sapere scientifico in età moderna attraverso lo studio dei periodici eruditi e dei carteggi dell’epoca e sul dibattito riguardante le scienze della vita nei secoli XVII-XVIII. Imponente è stato il lavoro ecdotico sull’opera del medico e naturalista Antonio Vallisneri (1661-1730); dall’anno 2000 è in corso il progetto di Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Vallisneri di cui Generali è uno dei massimi esperti internazionali e molti degli oltre venti volumi prodotti sono stati pubblicati o direttamente curati dallo stesso Generali in qualità di coordinatore scientifico dell’Edizione Nazionale. Nelle vesti di direttore o redattore di riviste come Correnti (1998-1999), Il Voltaire (1999-2000) e Il Protagora (dal 2003), Generali si è occupato anche di difesa della scuola pubblica e di politica scolastica e culturale a vari livelli, senza tralasciare il mondo accademico dove ha tenuto per diversi anni incarichi di docenza in Storia della Biologia e Storia della Scienza. L’idea di una vasta esposizione degli interessi culturali di Dario Generali ha trovato realizzazione in un’opera di oltre millecento pagine la cui lettura è sicuramente impegnativa anche per i soli contributi attinenti alla storia della scienza e alla storia della cultura del XVIII secolo. Tali saggi rispecchiano, in ogni caso, gran parte degli interessi storiografici di Generali che è stato membro del Consiglio Scientifico della Società Italiana di Studi sul sec. XVIII (2010-2012; 2014-2016) e socio del Centro di Studi Muratoriani di Modena.

La struttura dell’opera è divisa in sezioni di varia lunghezza: Perché un maestro è raro (introduzione curata da Francesco Luzzini, allievo di Dario Generali), Ritratto di Dario Generali (di Michele Delisi), Storia della Scienza (con saggi di Francesco Andrietti, Davide Arecco, Marco Bresadola, Silvia Caianiello, Brendan Dooley, Benedino Gemelli, Elena Granuzzo, Fiorella Lopiccoli, Francesco Luzzini, Renato Mazzolini, Maria Teresa Monti, Concetta Pennuto, Marc Ratcliff, Marta Stefani), Filosofia e Storia della Filosofia (con interventi di Alberto Giovanni Biuso, Florinda Cambria, Alessandro Dini, Fabio Minazzi, Gianfranco Mormino, Marco de Paoli, Silvia Parigi, Manuela Sanna), Storia e Storia dell’arte (con contributi di Rossana Caira Lumetti, Pietro Delpero, Federica Missere Fontana, Antonio Maria Orecchia, Katia Visconti), Storia della Letteratura, Linguistica e Filologia (con scritti di Luisa Bertolini, Fabiana Savorgnan Cergneu di Brazzà, Silvia Cattoni, Paolo Chiesa, Luca Danzi, Fabio Danelon, Mauro De Zan, Walter Lapini, Fabio Marri, Salvatore Claudio Sgroi, Corrado Viola), La scuola e l’impegno civile (con riflessioni di Stefania Barile, Giovanni Carosotti, Teresa Celestino, Sergio Colella, Sibilla Cuoghi, Giusi Danzi, Giorgio Montecchi, Carmela Romano e Tiziano Tussi), L’uomo e l’amico (con ricordi di Tiziano Boaretti, Sergio Garufi, Valeria Francesca Lippolis, Stefano Meloni, Pietro Rocchi, Stefano Spataro e Fausta Squatriti), Il maestro (con considerazioni sull’attività di docente di Generali da parte di ex studentesse e studenti), Uno scherzo (curato da Hubert Steinke), Appendici (con note biografiche, curriculum studiorum di Dario Generali, bibliografia, indici e tabula gratulatoria).

Veniamo, dunque, ai saggi il cui contenuto ricade nel campo della storia della scienza e della cultura del XVIII secolo: si tratta di sedici contributi. Nella sezione dedicata alla Storia della Scienza abbiamo l’intervento di Marco Bresadola, Il polipo controverso: dissezione e malattia in età moderna (pp. 97-117), che, partendo da alcune pagine di Giambattista Morgagni (1682-1771), ricostruisce una secolare inchiesta sulla natura del polipo cardiaco e sulla sua contestata classificazione come fenomeno patologico o naturale. Segue il contributo di Silvia Caianiello intitolato L’eredità del dibattito Haller-Wolff (pp. 119-139) che illustra la disputa settecentesca tra Albrecht von Haller (1708-1777) e Caspar Friedrich Wolff (1734-1794) intorno all’origine del vivente; in area tedesca il dibattito tra preformismo ed epigenesi ha favorito la nascita di posizioni di compromesso e la riproposizione su nuove basi di questa dicotomia scientifica. Brendan Dooley in Antonio Vallisneri e la teologia naturale (pp. 141-155) ha studiato la tesi vallisneriana della grande catena degli esseri, estesa anche al campo mineralogico e geologico senza tralasciare le discussioni scientifiche sulla natura dei fossili, sull’origine delle fonti sotterranee e sulle teorie del diluvio che erano in contrasto con i saperi e le tradizioni religiose del tempo. Il contributo di Benedino Gemelli dal titolo Saggezza medica e prudenza terapeutica nella medicina epistolare e nella trattatistica medica di inizio Settecento (pp. 157-180) evidenzia come nei consulti medici epistolari di Antonio Vallisneri e Ludovico Pacini Viti (1662-1732), ma ancor prima in quelli di Francesco Redi (1626-1698), prevalga un indirizzo ippocratico fondato sul concetto di vis medicatrix naturae, la cui ovvia conseguenza terapeutica consiste nel prudenziale primum non nocere al paziente. La relazione Sperimentalismo, «scienza d’uso» e «techne» in Veneto tra Sette e Ottocento (pp. 181-205), di Elena Granuzzo si sofferma, invece, sulla figura di Giovanni Poleni (1683-1761), illustrando gli interessi idraulici, architettonici e ingegneristici del fisico veneto e le loro applicazioni sperimentali nella società del tempo. L’articolo di Maria Teresa Monti, Spallanzani e le arie infiammabili (1789-1793) (pp. 261-282), cerca, invece, di chiarire la passione per la chimica che Lazzaro Spallanzani (1729-1799) coltivò in modo sempre più assiduo negli ultimi anni di vita, indagando i rapporti tra chimica pneumatica e geologica nello sprigionarsi delle arie infiammabili come metano o idrogeno.

Nella sezione Filosofia e Storia della Filosofia abbiamo l’intervento di Alessandro Dini intitolato “Pensare per immagini”. Cultura e religione nella riflessione di Vico (pp. 381-401) in cui si mette in luce come la religione per Vico, nei suoi influssi sul diritto e sull’etica, sia il fondamento stesso del vivere civile. Di seguito abbiamo il saggio La ragione illuministica, le magnifiche sorti e lo sguardo da lontano di Marco de Paoli (pp. 491-515) che è un’appassionata apologia del concetto di ragione sviluppato in età illuministica contro la temperie moderna, innescata soprattutto dal celebre testo di Adorno e Horkheimer, che vedrebbe nella ragione (ossia nella ratio calcolante) l’essenza stessa dell’Occidente e la prefigurazione dei regimi totalitari novecenteschi. Il contributo di Silvia Parigi s’intitola, invece, Boyle and Berkeley on “General Laws” and “Customs of Nature” (pp. 517-534) ed è un’attenta disanima fondata sul confronto dei sistemi filosofici e scientifico-naturalistici di due pensatori irlandesi, lo scienziato e chimico Robert Boyle (1627-1691) e il padre del moderno immaterialismo George Berkeley (1685-1753). Infine, abbiamo l’articolo di Manuela Sanna, Tra autobiografie e carteggi: ancora sulle tracce di esemplari dispersi (pp. 535-547), che, prendendo spunto dalla redazione tormentata dell’Autobiografia di Giambattista Vico, rileva l’importanza di un serrato rapporto tra i dati autobiografici e una sufficiente disponibilità di fonti concernenti i carteggi epistolari, ritenuti documenti utili a completare i punti oscuri delle biografie di filosofi e scienziati del XVIII secolo.

I primi tre contributi della sezione Storia e Storia dell’Arte riguardano il XVIII secolo. Si tratta dei saggi di Rossana Caira Lumetti, Arte antica, arte contemporanea e società italiana nel Grand Tour di Gustavo III di Svezia (pp. 551-571), di Pietro Delpero, Affreschi del Settecento nei palazzi e nelle ville del Trentino-Alto Adige: alcuni casi di studio (pp. 573-597), e di Federica Missere Fontana, Le monete del Museo Vallisneriano (pp. 599-626). Il primo intervento descrive il Grand Tour di Gustavo III di Svezia in Italia nel 1783-1784 e gli influssi che i reperti italiani esercitarono sul neoclassicismo svedese dell’epoca. Il secondo saggio rileva l’importanza del Trentino-Alto Adige come terra di frontiera tra arte italiana ed europea, esaminando nei palazzi e nelle ville della regione Trentino le opere di pittori come Paul Troger, Carl Henrici, Marco e Francesco Marcola, Antonio Gresta, Gasparo Antonio Baroni Cavalcabò e Pietro Antonio Bianchi. Il terzo contributo getta una luce interessante sul collezionismo per monete e medaglie che Vallisneri ereditò dal proprio maestro Marcello Malpighi (1628-1694). Malpighi giunse a paragonare questa comune passione a una malattia, a una vera e propria rogna delle medaglie, acuta affermazione che ci permette di comprendere meglio i gusti antiquari del tempo.

Infine, nella sezione Storia della Letteratura, Linguistica e Filologia abbiamo i saggi di Fabio Danelon, Una scheda bibliografica di Jacopo Riccati per gli “Scrittori d’Italia” di Giammaria Mazzucchelli (pp. 735-744), di Fabio Marri, Su “epidemia” e altre “impestate” parole (pp. 775-801), e di Corrado Viola, Bricciche vallisneriane. Tre inediti epistolari (pp. 815-837). Il contributo di Fabio Danelon si occupa di pubblicare una scheda bibliografica inedita riguardante il matematico Jacopo Francesco Riccati (1676-1754) e redatta da Medoro Rossi Ambrogi (1699-1767?) per l’opera Scrittori d’Italia di Giammaria Mazzucchelli (1707-1765). Fabio Marri analizza il lessico utilizzato da Ludovico Antonio Muratori nell’opera Del governo della peste e delle maniere di guardarsene (1714, ma ampliato nella edizione del 1722); termini della lingua italiana come epidemia, abbronzare, profumare e molti altri sono analizzati con acuto sguardo storico-linguistico. L’intervento di Corrado Viola riguarda, invece, il rinvenimento e lo studio dettagliato di tre lettere inedite presenti nell’Archivio Borromeo dell’Isola Bella di Stresa, Lago Maggiore. Le tre missive, indirizzate rispettivamente al medico Giuseppe Lanzoni (1663-1730), a destinatario ignoto e al bibliotecario Giuseppe Antonio Sassi (1675-1751), erano finora sconosciute all’inventario delle opere vallisneriane.

Nel chiudere questa breve recensione ci auguriamo che il volume in questione sia meditato con cura dal lettore ed esplorato in tutti i contenuti che non siamo riusciti qui a illustrare. Il giudizio finale spetta sempre al tempo perché «le temps», così si legge nel Sertorius (1662; Atto II, Scena IV) di Pierre Corneille (1606-1684), «est un grand maître, il règle bien des choses».

Paolo Rurale
Università degli Studi Roma Tre