https://doi.org/10.36253/ds-15628
Book Reviews
Exciting News! Event, Narration and Impact from Past to Present, edited by Brendan Dooley and Alexander S. Wilkinson, Brill, Leiden-Boston 2024, XX + 462 pp.
Il volume collettaneo Exciting News! Event, Narration and Impact from Past to Present nasce con lo scopo di raccogliere e rielaborare gli interventi pronunciati in occasione della conferenza annuale dell’Irish Humanities Alliance (2021). Il cuore dell’analisi è rappresentato dal tema delle notizie, esaminate nella loro dinamica col particolare contesto di ricezione, nell’impatto avuto e negli strumenti adoperati per analizzarle, oggi come allora. Nelle parole dei curatori: «How may we gain a deeper analytical understanding of episodes often too immediate for detached observation by our sources or even, perhaps, ourselves? And more to the point, how may we measure short term and long-term impacts of what itself at times may appear unfathomable?» (p. 1). Il volume adotta un approccio interdisciplinare con una prospettiva di ampio respiro cronologico, che si estende dal XVII al XX secolo. Pur riconoscendosi un chiaro legame tra i vari saggi, i curatori hanno scelto di non presentare una prospettiva unitaria, offrendo piuttosto una varietà di casi studio e di più ampi sondaggi per meglio analizzare la produzione, la circolazione e l’impatto delle notizie in diversi contesti (p. 3). Per sposare al meglio questo approccio, i capitoli toccano diverse aree di studio, dalla storia alla letteratura, dalla politologia all’antropologia. Ritroviamo così una variegata collezione di saggi che, pur tenendo sempre al centro l’analisi delle notizie e lo spazio mediatico in cui esse si muovono, presentano di volta in volta sfumature e declinazioni diverse del tema unificante.
Il libro è strutturato in quattro parti e sei sezioni. Ciascuna sezione affronta un tema specifico e i capitoli sono disposti in ordine cronologico. La prima parte, Early Modern Origins (pp. 11-182), si concentra sul XVII secolo ed è divisa in tre sezioni: The Force of News (pp. 13-56), Natural Disasters (pp. 57-140) e Rebellion and War (pp. 141-182). La seconda parte, Eighteenth-Century Developments (pp. 183-256), dedicata al XVIII secolo, coincide con la quarta sezione, Circulation and Reception (pp. 185-256). La terza parte, The Media and the Masses (pp. 257-412), raccoglie casi studio che vanno dall’Ottocento all’età contemporanea e contiene le sezioni cinque e sei: The Politics of News (pp. 259-326) e Trouble in the Headlines (pp. 327-412). La quarta ed ultima parte, Beyond the News (pp. 413-427), si sofferma sui mezzi di informazione come strumento per dare voce ai soggetti più marginali.
La seconda parte del libro, Eighteenth-Century Developments e la corrispondente sezione (Circulation and Reception, pp. 183-256) si focalizzano interamente sul XVIII secolo e si compongono di quattro capitoli. Pur mantenendo al centro dell’attenzione la circolazione e ricezione delle notizie, ogni capitolo si concentra su un contesto diverso: l’Irlanda del Settecento, la penisola italiana di metà secolo e la crisi dell’Impero britannico.
Nel nono capitolo (Tadhg Ó Neachtain. A Case-Study in Gaelic Media Reception in Eighteenth-Century Dublin, pp. 187-206), Liam Mac Mathúna analizza i testi composti da Tadhg Ó Neachtain, erudito irlandese che, assieme a suo padre Seán, fu molto attivo nella vita culturale di Dublino nel primo Settecento. Le fonti principali analizzate sono i volumi manoscritti di Tadhg Ó Neachtain, che conservano testi da lui tradotti in irlandese ed in inglese. Si tratta di opere letterarie, notizie apparse sui giornali, racconti di eventi di cui era stato testimone, ma anche genealogie, toponomastica ed affari correnti, raccolti e tradotti dal 1707 al 1752. Date anche le circostanze sociopolitiche del tempo, che tendevano ad escludere i nativi cattolici irlandesi che sostenevano gli Stuart dalla partecipazione alla sfera pubblica (p. 190), i giornali venduti a Dublino erano principalmente in inglese. Dopo una breve panoramica sulle pubblicazioni periodiche a Dublino nel XVIII secolo, Mac Mathúna propone una comparazione delle notizie riportate dai giornali inglesi con gli appunti e le riflessioni su cui Ó Neachtain stesso aveva raccolto più materiale: terremoti e frane, incendi e peste, conflitti internazionali e tensione civile e repressione. L’erudito irlandese non si limitava a tradurre dall’inglese per chi non conosceva la lingua (p. 192) ma i suoi testi sono parte di una narrazione più complessa: le sue osservazioni, la scelta delle notizie su cui soffermarsi, il significato dato agli eventi naturali permettono di osservare una prospettiva diversa da quella favorevole al gruppo dominante raccontata dai giornali a stampa inglesi (p. 201). La raccolta di notizie comprende anche due poesie, secondo la tipica commistione tra poesia e prosa della tradizione irlandese (p. 205).
Il capitolo successivo (MURDER! He Wrote. The News as Reported by James Ryan in his Diary (1787-1809), pp. 207-223) si concentra sulle notizie raccolte in una particolare fonte manoscritta. Bláithín Hurley mostra come anche gli abitanti di una piccola località irlandese sul finire del XVIII non fossero estranei a ciò che stava accadendo nel resto del continente. La fonte analizzata è un diario scritto tra il 1787 ed il 1809 e conosciuto come Carrickman’s Diary. L’autore è James Ryan, che raccolse e selezionò le notizie che riteneva più importanti e interessanti che raggiungevano il luogo in cui viveva, Carrick-on-Suir. Ryan racconta la realtà secondo i suoi schemi e la sua percezione personale; è così una selezione tematica – e non un ordine cronologico – a comporre una raccolta che alterna notizie ed eventi a ricette e fogli di calcoli (p. 209). Essa diviene così uno spaccato non solo della vita del personaggio, ma anche del paese in cui egli trascorse la sua esistenza. La scrittura del diario e Carrick-on-Suir sono indissolubilmente legati: era desiderio di Ryan che la stesura del diario continuasse solo se portata avanti da un abitante di quel luogo. Carrick-on-Suir, dunque, è il punto di osservazione privilegiato attraverso il quale leggiamo lo scorrere degli eventi, locali ed internazionali, che sono posti da Ryan sullo stesso piano. La cittadina fluviale si trova lungo la via che collegava Dublino a Waterford o Cork, e risultava dunque in una posizione strategica per fruire del traffico di notizie (p. 215). Gli abitanti erano ben informati, tanto degli eventi che li riguardavano da vicino – come la ribellione del 1798 – quanto di avvenimenti lontani come la Rivoluzione francese. Ryan era sì sconvolto da ciò che stava succedendo in Francia, ma, come fa notare l’autore, riteneva l’assassinio di una donna del paese una notizia altrettanto rilevante della decapitazione di Maria Antonietta (p. 223). Attraverso lo scorrere della vita in una cittadina irlandese di fine XVIII secolo, questa fonte restituisce l’immagine di una località minore, ma non per questo estranea agli eventi internazionali.
Nel terzo capitolo (News about Justice. Telling Crime Stories in Eighteenth Century Europe, pp. 224-241) della sezione, Pasquale Palmieri si concentra sulla narrazione della giustizia in età moderna nella penisola italiana. Sino alla prima metà del XVIII secolo, le storie dei processi e le pagine che li raccontavano erano prodotti dalla cultura dominante, fabbricati per trasmettere al pubblico chiari messaggi sull’amministrazione della giustizia. Ma negli anni centrali del secolo avvenne un cambiamento importante: la stessa cultura dominante, che fino allora aveva controllato la narrazione della giustizia, non riuscì più a gestirla dall’alto. Un momento chiave per questo cambiamento fu la pubblicazione nel 1734 delle Cause Celebri di François Gayot de Pitaval. L’opera si inseriva in un già nutrito mercato editoriale, che forniva al pubblico racconti di processi, biografie, stampe popolari e raccolte di fatti straordinari, testi che godevano di grande popolarità. Pitaval riprese i tratti di questi prodotti a cui il pubblico era abituato, dichiarando sin dall’inizio il proprio intento educativo, che mirava non solo ad intrattenere, ma anche informare sul funzionamento della giustizia (p. 230). Seguendo il suo esempio, editori ed autori nei decenni centrali del secolo pubblicarono opere simili, anche a seguito dell’aumento di interesse generale per i testi che raccontavano la giustizia. Il fulcro della questione, però, era la pericolosità di queste storie. Esse erano accompagnate da documenti e da atti giudiziari, che servivano a renderle più credibili, ma diventando in tal modo più pericolose per le autorità. Tali storie, infatti, mostravano i meccanismi farraginosi di una giustizia contraddittoria, che in molti casi portavano i lettori ad empatizzare con i protagonisti, in teoria esempi da evitare. Su questi argomenti si sviluppò un ampio dibattito in cui intervennero nomi importanti come quello di Ludovico Antonio Muratori. La trasversalità di queste storie e le discussioni che comportavano contribuirono all’adozione di un nuovo modello di sociabilità (p. 224) che l’autorità politica faticava a controllare. Le storie di criminali e di giustizia sono interpretate dall’autore come la chiave di lettura per decifrare una società in trasformazione e per capire come i suoi protagonisti recepissero e rimodulassero i messaggi ricevuti, contribuendo a dare una nuova forma al panorama mediatico del XVIII secolo.
L’ultimo capitolo di questa sezione (The Imperial Crisis in the News, c.1760-1780. News and Newspapers as a Source of Writing Transnationale Histories, pp. 242-256) si concentra sulla crisi dell’Impero britannico nella seconda metà del XVIII secolo. In questo saggio, Joel Herman propone una rilettura della crisi dell’Impero in senso transnazionale, partendo dal concetto delle periferie multiple, che supera la tradizionale opposizione tra centro e periferie per esplorare come queste ultime si relazionassero tra loro (p. 242). Prosegue, poi, sulla strada tracciata delle «Comunità immaginate» di Benedict Anderson per interrogarsi su come la stampa e le notizie contribuirono all’emergere di nuove identità accanto a quelle già presenti nell’Impero (p. 244). Per fare ciò, Herman prende in esame tre eventi chiave: le reazioni allo Stamp Act, la Dichiarazione di Indipendenza americana e la crisi del mercato libero in Irlanda. L’obiettivo è dimostrare che l’analisi delle notizie e dei meccanismi dell’informazione possono rivelarsi un utile strumento per evidenziare la natura transnazionale di questi eventi, sinora non pienamente compresa dalle storiografie nazionali (p. 243). Per mantenere quest’ottica, l’analisi di Herman non si focalizza solo sulle notizie internazionali riportate sui giornali locali, ma anche sulla disseminazione delle notizie locali in altri contesti, mettendo così al centro l’interrelazione tra la comunità politica e il pubblico di lettori. L’autore individua attraverso i tre casi proposti, una cultura ed un linguaggio politico condivisi all’interno di una sfera pubblica imperiale in formazione. Le notizie provenienti da diverse parti dell’Impero e dell’Atlantico contribuirono a stimolare l’emergere di nuove identità e di nuove concezioni dell’individuo e delle comunità. Centrali nella formazione di una cultura politica furono i canali di comunicazione, ufficiali e non ufficiali. È riconosciuto un ruolo importante anche all’infrastruttura comunicativa, che svolse una funzione essenziale nel permettere anche a chi si trovava nelle periferie di conoscere e prendere parte ai dibattiti al centro dell’interesse dell’Impero (p. 246). Le notizie sono dunque il “prisma” che l’autore adopera per avere accesso ad una nuova narrativa (p. 255) che connette in maniera trasversale le periferie dell’Impero.
I saggi sul XVIII secolo proposti da questo volume inquadrano momenti chiave della storia europea nel più ampio panorama comunicativo coevo, utilizzando le notizie, la loro produzione e ricezione o le nuove produzioni letterarie come strumenti per analizzare i mutamenti di quegli stessi contesti politici e sociali di cui esse furono espressione, offrendo in questo modo nuove prospettive e interpretazioni originali.
Miriam Campopiano
Università degli Studi di Padova,
Università Ca’ Foscari Venezia