Received: August 21, 2025; Accepted: August 21, 2025; Published: March 30, 2026
New Books
Arnaldo Benini, Tiro sassi alla finestra di Hitler. I messaggi radiofonici di Thomas Mann in esilio (1940-1945), Salerno Editrice, Roma 2025, pp. 128, ISBN 9788869738524
Arnaldo Benini, autore di molti lavori su Thomas Mann, presenta in questo volume una nuova edizione delle trasmissioni radiofoniche di Mann, registrate durante l’esilio negli Stati Uniti e trasmesse dalla BBC di Londra in Germania dal 1940 al 1945. Le note del suo diario, presenti nel volume, sono state tradotte per la prima volta. I primi sei capitoli contengono brevi introduzioni e la trascrizione dei cinquantanove messaggi di Mann. Il settimo e ultimo capitolo contiene invece riflessioni conclusive di Benini.
Come nota Benini, le trasmissioni radiofoniche, che Mann nel diario chiama Messages, «furono senza dubbio fra le armi psicologiche più importanti dell’Inghilterra» e «le espressioni più decise e senza compromessi sui problemi del tempo che Thomas Mann abbia scritto» (p. 16). Dai messaggi – «Steine in Hitlers Fenster» («sassate alla finestra di Hitler»), secondo la definizione che ne dette lo stesso Mann – emergono in particolare due aspetti: la lucidità di chi riesce a rendersi perfettamente conto di ciò che sta accadendo e la partecipazione emotiva di un esule costretto a parlare contro la propria patria.
Com’è noto, ciò che caratterizza la figura di Mann è la sua ferma opposizione al nazismo dall’inizio alla fine. Era sua convinzione che non vi potesse essere nessuna pace se non con la caduta di Hitler. Convinzione, questa, espressa in molte occasioni. Nel luglio del 1941, rivolgendosi al popolo tedesco, affermò: «È [Hitler] solo il nemico dell’umanità, e il mondo deve essere salvato da lui. Il popolo tedesco deve sapere, e non lo si ripeterà mai abbastanza, che con l’attuale regime non giungerà mai alla tranquillità e alla pace. Questa guerra durerà anni, fin quando il personaggio Hitler, la sua orrenda cricca e tutto il suo sistema non saranno estirpati dalla faccia della terra. […] Non può essere altrimenti. […] Il mondo non può vivere con lui, e viceversa» (p. 37). Mann aveva fiducia nella «certa vittoria della democrazia», come si evince dalla conferenza che tenne in America nel 1938 e che fu poi pubblicata in tedesco in Europa con il titolo Vom kommenden Sieg der Demokratie nel volume Achtung, Europa!
Le trasmissioni sono commenti agli eventi più importanti uniti a duri ammonimenti al popolo tedesco, costantemente invitato a ribellarsi e a liberarsi al dominio dei criminali nazisti. Il rapporto di Mann con la nazione tedesca e il rapporto tra nazionalsocialismo e popolo tedesco sono due dei temi principali dei Messages e contemporaneamente due degli elementi che più tormentarono la vita dello scrittore tedesco. A lungo Mann coltivò l’illusione della distinzione tra popolo tedesco e nazismo e considerò il primo schiavo rassegnato del secondo. Una maggioranza nazionale, soggetta al dominio di pochi criminali, di una «cricca» di assassini. Vista questa condizione di «ubriacatura», il popolo tedesco va svegliato e sollecitato alla ribellione contro i suoi corruttori. Così concluse la trasmissione del luglio 1941: «Chi vi incita “Germania svegliati! Svegliati alla realtà, alla sana ragionevolezza, a te stessa, al mondo della libertà e del diritto” ha tutte le migliori intenzioni verso di voi» (p. 37).
Pian piano maturò in Mann quella consapevolezza a cui lo scrittore tedesco aveva cercato di sottrarsi, ovvero che il popolo tedesco è sostenitore convinto del nazionalsocialismo, e in quanto tale complice dei crimini nazisti. Tuttavia l’ambivalenza verso il popolo tedesco permane e la speranza che il popolo tedesco si renda conto dei propri errori e si ribelli al dominio dei criminali nazisti non abbandona mai i Messages. Nel 1945 arriva la condanna definitiva del popolo tedesco, imputando non tanto la colpa ma la «responsabilità» dei crimini e degli orrori dei nazisti. Nel messaggio del 17 gennaio 1945 affermò: «La responsabilità è diversa dalla colpa. Tutti noi siamo responsabili di tutto ciò che è causato dalla natura del popolo tedesco e che dall’intera Germania è stato storicamente compiuto» (p. 107). Si può essere d’accordo con Benini quando sostiene che per Mann «il popolo tedesco è di ciò responsabile, perché ha lasciato fare. Colpevole è chi ha materialmente agito» (p. 119).
Il sentimento di Mann nei confronti della sua patria è inizialmente quello dell’esule e successivamente del nemico. Nel complesso un sentimento ambivalente, di disperazione e di speranza. Disperazione per una patria sentita come perduta, drammaticamente diversa da quella voluta. Speranza per una patria amata, che ha ancora del buono da offrire. Ma lasciare l’America per la «patria devastata» sarebbe stata «la più grande, e anche ultima, follia» della sua vita: «A che pro? Per lasciarmi annientare, dopo aver gustato il festoso ritorno di chi ha avuto ragione, anche questo un ruolo poco gradevole? […] Lo rifiuto. Questo è il mio egoismo […]. Come tutto sarebbe stato diverso se la Germania si fosse liberata da sola. Se fra il 1933 e il 1939 fosse scoppiata lì da voi la rivoluzione salvatrice credete voi che avrei aspettato due giorni per prendere il treno e tornare a casa?» (pp. 118-119; 30 dicembre 1945).
I temi dei Messages sono quelli tipici della produzione etica e politica di Mann, che si possono riassumere in una serie di dualismi. Da un lato abbiamo il regno della ragione, del diritto, della giustizia, della pace, della libertà, della moralità e della cultura, dall’altro il regime dell’irrazionalismo, del fanatismo, della superstizione, della violenza, della guerra e dell’ignoranza, incarnato da quell’ «ubriacatura» che era stato il dominio nazista. L’uso ricorrente del termine «ubriacatura» è centrale e rappresenta l’ambivalenza e la speranza sempre viva di Mann. Un’ubriacatura è un momento pulsionale, un momento di irrazionalità passeggera, di temporanea follia. Significativo da questo punto di vista è Un appello alla ragione (Ein Appell an die Vernunft) lanciato da Mann in un discorso tenuto a Berlino il 17 ottobre 1930. Ancora. Da un lato abbiamo l’umanità e dall’altro la bestialità, quella appunto del nazismo con la sua «necessità di truccare di legalità il bestiale» (p. 51).
Per Mann si trattava di contrapporre al fascismo la «democrazia sociale», che sola avrebbe potuto recuperare l’idea di Europa mettendo fine alla barbarie fascista, in particolare quella della Germania nazista, e restaurando la civiltà.
Queste «sassate alla finestra di Hitler» sono la testimonianza dell’impegno politico e civile di Thomas Mann, ma al quale l’«altezza dell’ora» impone il dovere di rispondere alla chiamata della ragione, mettendo in secondo piano la sua attività di scrittore: «Ci sono ore, momenti della vita collettiva, in cui […] l’artista non può procedere secondo il suo impulso interiore, perché più immediate preoccupazioni imposte dalla vita scacciano il pensiero dell’arte; in cui la crisi tormentosa della collettività sconvolge anche lui in modo che quell’appassionato gioco dello sprofondarsi nell’eternamente umano, che si chiama arte, assume davvero l’impronta temporale del lussuoso e dell’ozioso e diventa una impossibilità psichica» (Thomas Mann, Un appello alla ragione, in Moniti all’Europa, a cura di L. Mazzucchetti, introduzione di G. Napolitano, Mondadori, Milano 2017, p. 64). Thomas Mann non si sottrae a quella chiamata e rispetta il proprio impegno. Vi è solo un breve periodo di sospensione delle trasmissioni nel 1944 visto che il popolo tedesco si mostra irremovibile nella fedeltà a Hitler. Nonostante ciò, sceglie di continuare a essere rappresentante di quell’«umanesimo militante» che tanto aveva sostenuto.
Pur nella consapevolezza che «solo gli dèi sanno chi in Germania le ascolta» (p. 20), le «sassate» di Mann volevano essere e riuscirono a essere molto di più che opposizioni alla propaganda di Goebbels. Sono anche e soprattutto la testimonianza di un intellettuale che nei momenti più bui ha fatto sentire con lucidità la propria voce.
Mattia Calvano Forte